Posto in posizione panoramica, alle pendici del Monte Monaco di Gioia (1337 m) e del Monte Erbano (1357 m), Gioia Sannitica è un comune dell’Alto Casertano, compreso nel perimetro del Parco Regionale del Matese.

Il paese è situato sul confine tra le province di Benevento e Caserta e, anticamente, sul limite tra i distretti delle città sannitiche e poi romane di Allifae e Telesia, che correva sul corso del torrente Arvento.

Cenni Storici:

Come testimoniato da ritrovamenti di antichissime armi e suppellettili, nonché di schegge di manufatti in selce, il territorio di Gioia è stato abitato fin dal periodo neolitico.

Il territorio di Gioia in epoca sannita, probabilmente, fu sotto il controllo della comunità che edificò l’arce del Monte Acero nel limitrofo Comune di Faicchio.

Del periodo sannita si è conservata, in particolare, la tipologia insediativa nel territorio caratterizzata da piccoli nuclei dediti all’agricoltura e alla pastorizia.

Testimonianza di questa epoca sono dei vasi di vernice nera databili tra la fine del IV e i primi decenni del III sec. a.C., attualmente conservati nel Museo Archeologico di Alife.

Dopo le guerre sannite e la caduta di Allifae e Telesia, il territorio di Gioia subì l’influenza della cultura romana tipica degli insediamenti rurali come testimoniato da ritrovamenti di resti di sepolture, di ville rustiche, di lapidi e iscrizioni.

La prima dominazione che ha lasciato segni evidenti nella storia e nella tradizione gioiese è stata quella longobarda, come si evince dalla toponomastica. Ne è un esempio il nome della frazione Curti, che deriva da curtis = spazio racchiuso tra edifici rustici, luogo recinto.Anche il culto di San Michele Arcangelo, Santo Patrono del Comune è di origine longobarda.

Il borgo fortificato e il castello, durante la dominazione normanna, assumono caratteri morfologici e tipologici attualmente solo in parte conservati.

Nel XVI secolo, in conseguenza di una terribile epidemia di peste, il borgo fortificato fu abbandonato dando inizio al processo di ripopolamento della pianura.

Nel XVII secolo il feudo di Gioia fu venduto alla famiglia Gaetani di Laurenzana, feudatari di Piedimonte Matese, divenendo un fiorente centro agricolo.

Durante il periodo borbonico, con la costruzione della strada sannita la contrada Taverna, sede attualmente della casa Comunale, divenne il centro vitale del paese grazie alla stazione di posta (luogo dove i viaggiatori potevano ristorarsi e dove le carrozze facevano il cambio dei cavalli).

Con l’Unità d’Italia al nome Gioia fu aggiunto il connotativo “Sannitica”.

Il territorio:

La morfologia del territorio montano presenta i forti contrasti tipici delle forme carsiche. Dominano il paesaggio irte pareti rocciose, profonde gole, una fitta rete di valli dai fianchi scoscesi che si alternano a depressioni dal fondo pianeggiante, a pianori spogli, a verdi pascoli, a immense fustaie di faggio (con esemplari anche secolari) alle quote più alte, e a boschi di carpini, querce, aceri e lecci a quelle più basse.

La fascia collinare, degradante verso la pianura attraversata dal fiume Volturno, invece, è ricoperta dauliveti e vigneti che, grazie alla esposizione favorevole, producono oli e vini di ottima qualità.

I nuclei abitativi principali sono posti, in particolare, nella fascia collinare (Gioia, Auduni, Calvisi, Criscia, Curti, Caselle) e in pianura lungo le principali vie di collegamento del comprensorio (Carattano, Madonna del Bagno).

Le sensibili variazioni altimetriche del territorio, i lussureggianti pascoli d’altura, i variegati colori delle fitte aree boschive, i caratteri morfologici dei centri storici realizzano un paesaggio di particolare valore naturalistico.

Produzione locale:

La popolazione gioiese vive prevalentemente di agricoltura e artigianato. Di rilevante valore è la produzione del vino “Pallagrello” (“u pallarellu”) bianco e rosso, ricavato dal vitigno autoctono omonimo di cui la Regione Campania ha riconosciuto, per il territorio di Gioia Sannitica, la denominazione di origine e produzione.

Per quanto riguarda la coltivazione dell’olivo è in corso la procedura di riconoscimento del D.O.P. della varietà autoctona “tonda”. L’estrazione dell’olio avviene con frantoio del tipo tradizionale (macina in pietra e presse) con procedimento estrattivo a freddo. Il tipo di olio prodotto è a bassissimo contenuto di acidità e di eccezionale qualità organolettica ed esalta la fragranza del pane lavorato e cotto secondo il metodo tradizionale. Fiorente è l’allevamento di ovini, caprini, suini e bovini, da cui, secondo gli antichi metodi della tradizione contadina, si ricavano eccellenti insaccati (di particolare menzione è “a supressata” di carne suina) e formaggi freschi e stagionati (pecorino, caprino e vaccino).

Negli ultimi anni, accanto alla produzione tradizionale, si è sviluppata la produzione di mozzarella di bufala e del gustoso e nutriente latte di alta qualità.

Particolarmente sviluppato è il settore dell’edilizia, della lavorazione artigianale del legno, del ferro battuto, dell’alluminio e del vetro.

Le sapienti mani dei contadini continuano a realizzare manufatti in vimini e in legno.